Il Provincialismo Culinario Italiota

Non deve essere un bel lavoro quello degli autori di Tasty (o delle tante altre pagine cibo-pornografiche straniere). Non devono dormire sonni tranquilli, visto che ogni loro video di ricette vagamente italiane viene criticato da orde di indignati dall’inglese maccheronico, fatta di improvvisati paladini della cucina nostrana che si lancia nelle accuse più disparate.

Non è la corruzione dilagante, o il fatto che le nostre schede elettorali siano ormai ricoperte da più strati di polvere fossilizzata, l’indignazione massima sembra essere scatenata dalle One-Pot-Pasta, le paste in cui tutto viene cucinato in una sola pentola, senza scolare la pasta ma mettendo poca acqua e facendo evaporare l’eccesso.

Peggio dell’ISIS!

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La visione di questi video causa alzate di forconi e forchette, oltre che malanni e decessi nelle persone più sensibili. C’è chi dice che “neanche l’ISIS porta danni maggiori alla civiltà occidentale” (Mattia), chi ipotizza la morte di nonne alla visualizzazione del video (Oscar), passando per Diego che si augura almeno che la donna – ovvio che sia lei a cucinare – conceda un happy ending per compensare l’incapacità di soddisfare il marito culinariamente, per finiere con Nicholas che informa gli autori di sentirsi profondamente offeso in quanto di origini italiane.

“Watching Food Videos Has Made me Fucking Hate Italian People”

A parte gli italiani scandalizzati e i wannabe foodies pedanti che vogliono mettersi un po’ in mostra, ci sono altre categorie di commentatori interessanti: chi ha veramente provato la ricetta ed è rimasto soddisfatto dal risultato e dalla praticità del tutto, e chi invita cortesemente gli italiani a non rompere i maroni (“don’t break our chestnuts!” sembra essere diventata ormai espressione colloquiale nello Yorkshire).

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Carlton Banks (c’è il sospetto che sia solo un nickname e non il vero personaggio de Il Principe di Bel-Air) ha il commento più popolare su uno dei video di One-Pot-Pasta, con un bel “guardare video di cucina su Youtube mi ha fatto fottuatamente iniziare ad odiare gli italiani”. E non è il solo stufo degli attacchi italiani: c’è chi rivendica il sacrosanto diritto, sancito dalle varie convenzioni di Ginevra, a cucinare come diavolo si vuole, chi ricorda che la pasta ha forse origini asiatiche, e chi cerca di far notare che non si può avere il copyright su un ingrediente o una ricetta in un mondo globalizzato.

Non si può infatti pensare di imporre le proprie regole culinarie, sopratutto se si pretende di legiferare sulla cottura di uno dei mix più antichi e presenti nella storia dell’uomo: acqua e farina. Non mi risulta, ad esempio, che i tanti video italiani di cucina vengano attaccati da cinesi indignati, anche quando il riso viene scolato avidamente (cosa che non si fa in tutte le culture dove il riso ha un ruolo un po’ più importante che da noi). I messicani non assaltano Tasty quando pubblica video su burritos o fajitas, piatti che ormai di messicano hanno ben poco.

Cappuccino in the afternoon??

Non riuscire neanche a contemplare differenze culinarie e culturali è il risultato del provincialismo dogmatico di molti italiani, specialmente in campo culinario. Molte delle regole che ci si auto-impone sono infatti arbitrarie e non molte logiche: perché il cappuccino a fine pasto è assolutamente tabù perché troppo pesante, mentre un bel tiramisù con triplo mascarpone è invece un toccasana per la digestione? (si dice che se si aggiunge un ulteriore bel grappino da 60 gradi come digestivo si è addirittura pronti per la mezza maratona Roma-Ostia).

Speriamo che prima o poi, viaggiando( o continuando a guardare filmatini su Facebook), certa gente capisca che si può sopravvivere anche dopo aver mangiato un piatto di carbonara con la panna o una pizza con ananas; che nel mondo le ricette italiane vengono adattate ai gusti locali, o addirittura reinventate, proprio come si fa con involtini primavera e sushi nei tanti ristoranti “cinesi” o “giapponesi” qui in Italia. E che magari un giorno, in uno slancio di follia, provino una One-Pot-Pasta per scoprire che non è poi tanto male.

(Piaciuto il post? Sei un provinciale culinario Italiota? Puoi sempre mettere un Like su Lingua Franca o seguirci su Twitter)

3 thoughts on “Il Provincialismo Culinario Italiota

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