La dilagante moda dei SUV: il più lampante esempio di “fallimento del mercato”?

Anche se sono un ciclista romano non ce l’ho in particolare modo con i proprietari di SUV, penso anzi che la loro esistenza ci regali l’esempio più lampante di quello che i testi di economia chiamano “fallimento del mercato”, vista la palese inefficienza di questi mezzi su ogni fronte. I SUV sono infatti tanto popolari quanto inutili: ingombranti ma con spazi interni limitati; inadatti ad ogni tipo ipotetico e improbabile fuoristrada; inquinanti ma con prestazioni da furgoni scarburati.

Perché allora tanta gente sceglie questi scherzi dell’evoluzione automobilistica? A parte l’aspetto secondario della percezione di maggiore di sicurezza data dalla visuale più alta e dalle dimensioni maggiori*, possiamo dire che i SUV vengono prevalentemente comprati per l’ostentazione del proprio status: sono maestosamente ingombranti e alti, e trasmettono quindi un atavico senso di benessere e potere nel coatto che è in ognuno di noi. La macchina è da sempre infatti lo status symbol per eccellenza, in grado di comunicare la propria condizione socio economica, con la dimensione e potenza fattori determinanti. Che la gente compri mezzi non conformi alle proprie esigenze non deve sorprendere, visto che spreco e inutilità sono parte integrante dei status symbol: dalla coda di pavone che ostacola la fuga da eventuali predatori, ai potlach indiani in cui si faceva a gara a chi rompeva o regalava più oggetti di valore, il modo migliore di mettere in mostra la propria capacità di accumulare risorse è quella di ostentarne lo spreco.

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Il problema è dato dal fatto che lo status è intrinsecamente relativo e che quindi l’ostentazione è quello che in economia si chiama “gioco a somma zero”. Non si può infatti migliorare lo status relativo di tutti, poiché il beneficio di un individuo corrisponde necessariamente alla perdita di un altro, e viceversa. Chi compra il SUV lo fa per differenziarsi e mandare il messaggio di potersi permettere  un “macchinone” energivoro; se però tutti si comprassero un SUV, ci sarebbe il bisogno di comprare mezzi ancora più grandi per risalire la nuova “scala ostentativa”. Basti pensare che nonostante l’aumento delle dimensioni medie delle auto – riflettere sulla differenza tra 500 originale e quella di adesso – c’è comunque una continua tendenza alla crescita, data appunto dalla infinita necessità di ostentare differenziandosi.

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L’ostentazione ha quindi portato alla creazione di questi mostri energivori e all’inutile aumento generale delle dimensioni medie dell’automobile, generando solo a maggiore inquinamento e congestione sulle nostre strade, senza aumentare il nostro benessere. Quando l’interazione tra privati porta ad una situazione non ottimale, la soluzione offerta dai libri di testo di economia – solitamente paladini di liberismo-  è abbastanza semplice: i fallimenti del mercato, come quella data dalla tendenza ad aumentare inutilmente gli orari di apertura dei negozi, devono essere contrastati con regolamentazione e/o tassazione.

A lungo termine possiamo sperare che la diffusione di modalità di spostamento economiche e alternative renda il possesso di SUV meno appetibile. Dalla diffusione di Uber- che difendiamo a spada tratta in questo post – ai vari servizi di car sharing, passando per le non troppo futuristiche auto senza autista, la gente preferirà spesso prendere in prestito l’auto invece di usare/comprare la propria. Venendo meno il possesso, la gente baserà le proprie scelte a seconda delle proprie effettive ’esigenze e non spinti dall’ostentazione; non a caso le dimensioni delle vetture dei vari servizi è assai ridotta rispetto al quelle del parco circolante (vedere le efficientissime macchinette elettriche di Share’N’Go o le Smart di Car2Go per credere).

Nel breve termine bisognerebbe però fermare il diffondersi di questi insulti alla mobilità regolamentando e colpendo il portafoglio: vietare l’accesso ai SUV nei centri storici, comunque spesso non ideati per lo scarrozzamento di carri armati metallizzati; tassarne fortemente l’acquisto, con la possibilità di dedicare le risorse generate all’incentivazione di mezzi dal basso impatto ambientale. Si ridurrebbero così le dimensioni medie delle autovetture circolanti, permettendo solo a pochi ricconi di punirsi con l’acquisto di SUV, e con i loro capricci si potrebbe oltretutto finanziare progetti ambientali di vario tipo.

(Se anche voi avete avuto qualche trauma infantile con guidatori di SUV, seguiteci su Facebook o Twitter)

*Sembra però che la questa finta percezione di sicurezza li renda invece più pericolosi, favorendo stili di guida meno sobri. Senza considerare che se il privato è miope e tende a concentrarsi su sistemi di sicurezza “passiva” (ridurre i propri danni in caso di incidente con auto di grandi dimensioni), lo stato dovrebbe spingere per un approccio globale e improntato sulla sicurezza attiva (diminuire il numero di incidenti, riducendo anche le dimensioni medie delle macchine circolanti)

One thought on “La dilagante moda dei SUV: il più lampante esempio di “fallimento del mercato”?

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