Come Riconoscere un Italiano all’Estero

Solitamente non ci vuole molto a riconoscere un proprio compatriota in terre straniere, ma c’è sempre il rischio di trovarsi impreparati di fronte a veneti suscettibili, affabili sardi infoiati, o siciliani dai trigliceridi in calo. Che siate nostalgici di casa e vogliate trovare compatrioti dalla parlata vagamente familiare, o preferiate evitarli il più possibile e unirvi al coro degli italiani che si lamentano degli altri italiani all’estero, vi riassumiamo alcuni degli indizi più utili ad una facile e rapida identificazione:

  • Lo zainetto Invicta: questo singolo oggetto – purtroppo non più popolare come un tempo – permette di identificare con certezza un italiano da distanze elevate. Gli zainetti Invicta sono infatti tuttora un mistero del marketing, diffusi per qualche motivo esclusivamente nella penisola e utilizzati con orgoglio dall’italiano all’estero per le brevi escursioni giornaliere come contenitori di panini con mortadelle e soppressate varie. Sono quindi strumento di sopravvivenza fondamentale, in quanto permettono di evitare il più possibile il contatto con le cucine locali (vedi punto seguente).Image result for zaino invicta

 

  • Il disgusto culinario. Se notate infatti individui osservare disgustati le pratiche culinarie locali, avrete molto probabilmente a che fare con italiani. Si dice che la cucina, quando si viaggia, sia uno sia uno dei pochi canali diretti verso la cultura locale. Non per l’italiano. Come descritto in questo post, l’italiano non è proprio per il suo relativismo culturale quando si tratta di cibo, e difficilmente adatterà il proprio palato raffinato al paese in cui si trova. Cercherà invece di lamentarsi il più possibile, esibendosi in pantomime di vario tipo per esprimere il proprio disgusto verso le barbare pratiche locali.

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  • Gli americani ristretti. Anche il caffè è fonte di grandi frustrazioni per l’italiano all’estero. La “zuppetta” che gli viene consegnata alla richiesta di un caffè viene consumata lentamente, con aperte manifestazioni di dissenso verso l’intruglio annacquato. Se quindi vedete qualcuno chiedere americani ristretti – o addirittura cercare di interrompere, come ho visto fare molte volte, l’erogazione alla macchinetta  – avrete sicuramente a che fare con un vostro compatriota.
  • Doppio giaccone e Rayban. Quando l’italiano si dirige verso nord non va impreparato, ma porta con sé tutto il necessario ad una spedizione artica di medio-lungo termine. Mentre le popolazioni locali sopravvivono in qualche modo alle rigide temperature con felpetta e jeans- grazie anche alle diete malsane per la quale ci vorrebbe troppo tempo per adattarsi – non è raro incontrare italiani che camminano a ottobre per le vie di Londra o Dublino imbacuccati di Woolrich con vistosi e soffici pellicciotti, sciarpe griffate e cappelletti in lana merinos. Al minimo accenno di sole, spunteranno però occhiali oscurati di vario tipo, necessari forse a proteggersi dai pericolosi raggi solari di quelle altitudini.Image result for occhiale coatto
  • Le ragazze svestite. Se già di giorno le genti locali appaiono troppo poco vestite, la sera le cose peggiorano ulteriormente. Vedere corpose ragazze uscire svestite, con temperature sotto i 15 gradi, e dirigersi verso i vari pub o club è fonte di grande stupore. L’italiano sarà solito osservare divertito questi gruppi di giovani ragazze, anche con il secondo fine di acquisire i dettagli per le necessarie fantasiose narrazioni d’amore al ritorno in patria.

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  • “Ma noi c’avemo er Colosseo!Se un gruppo di persone guarda con disdegno un qualche monumento locale, è probabile che questi siano italiani. E’ infatti molto diffusa la cosiddetta “sindrome der Colosseo” la quale porta l’italiano a sminuire l’importanza storica/culturale dell’opera straniera che ha di fronte con uno sprezzante “ma noi c’abbiamo [opera italica a scelta]!”.

 

Insomma non è difficilissimo riconoscere l’italiano all’estero in quanto è solito palesare il più possibile il suo stato di sofferenza verso l’incapacità del paese ospitante di replicare le ricchezze nostrane. Il suo viaggiare nasce infatti da una concezione quasi socratica del piacere, visto cioè come senso relativo e generato dal sollievo successivo al dolore. La sofferenza all’ estero è quindi necessaria per rendere ancora più piacevole il ritorno in patria, dove ci aspettano caffè dovutamente ristretti, temperature miti, e donne scoperte al punto e al momento giusto.

(Se siete anche voi italiani all’estero che si lamentano di altri italiani all’estero, seguiteci su Facebook o Twitter)

 

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