Come un “piccolo” cambiamento nella dieta mi ha rivoluzionato la vita

Quando un annetto fa ho visto il Ted Talk di un rinomato neuroscienziato che illustrava, con riferimenti a innumerevoli studi scientifici, i tanti benefici dell’Intermittent Fasting, non ho aspettato molto per mettermi alla prova: già il giorno dopo ho iniziato a posticipare la colazione, gradualmente e senza troppa fatica, fino a eliminarla del tutto dopo una ventina di giorni. Saltando un pasto a cui non sono mai stato comunque molto affezionato – e senza dover rinunciare al solito caffè amaro – ho iniziato quindi una delle tante versioni* dell’intermittent fasting e confermato in poco tempo i benefici promessi.

Guardando il video del pacato neuroscienziato, non si può infatti non rimanere convinti dall’enorme volume di studi scientifici che dimostrano gli effetti positivi che il “digiuno a intermittenza” ha sul nostro corpo:

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yeah, science!

Dal miglioramento delle funzionalità cognitive (è consigliatissima per Alzehimer/Parkinsonn e altre malattie neurodegenerative), all’aumento della efficienza dell’insulina e della produzione di corpi chetonici, passando per riduzione dello stress e maggiore capacità di bruciare grassi, la lista dei benefici è lunga.

A livello personale posso solo che confermare: in poco più di un anno di Intermittent Fasting sono ritornato dagli 84 chili (raggiunti a 30 anni) ai 75 chili che avevo da neoventenne (sono alto 178cm, quindi ho ridotto il mio BMI da 26.5 a 24 e non sono più tecnicamente “overweight” secondo i vari calcolatori online); la mattina a digiuno è diventata il periodo più produttivo della giornata, nella quale riesco a concentrare il maggior numero di cose da fare resistendo alle varie distrazioni; miglioramento generale di sensazione di benessere psicofisico (sto ‘na bomba, come si direbbe a Roma). Tutto questo riducendo attività fisica e senza particolari sforzi a parte quello di evitare la colazione (cosa che diventa naturale dopo poco tempo), visto che nel resto della giornata non mi pongo quasi limiti a pranzo/cena o aperitivi vari.

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Perché allora ci viene continuamente inculcato il mantra dei tre pasti al giorno, del “la colazione è il pasto più importante”, e demonizzato il digiuno come male assoluto, quando tantissimi studi scientifici dimostrano il contrario? Lo stesso Mark Mattson nel video suggerisce la risposta: nessuno ha da guadagnare dalla rinuncia alla colazione o dal digiuno, ci sono anzi forti interessi a farci consumare il più possibile per tutta la durata del giorno, per poi venderci ovviamente anche le necessarie medicine per curare le varie malattie di cui inevitabilmente ci ammaleremo. Come Adam Conoveril Beppe Grillo americano di cui abbiamo parlato in questo postanche Mark dà quindi la colpa al “corporate brainswashing per l’esistenza del mito dei 3 pasti al giorno.

Prendere nuove scelte di vita radicali, come la rinuncia ad un pasto giornaliero, ispirandosi ad un video su Youtube può sembrare rischioso e viene spesso snobbato da chi è incapace di adottare nuovi stili di vita e risponde solo all’autorità di pseudo nutrizionisti e camici bianchi. Se però si verifica attentamente l’affidabilità scientifica dei contenuti, informarsi indipendentemente è l’unico modo di difendersi dal brainwashing di chi è  interessato solo ai propri profitti e non alla nostra salute.

*La cosidetta “8 hours diet”, la quale consiste nel mangiare solo nell’arco di 8 ore nel corso della giornata (in pratica si abolisce o cena o colazione). Ci sono tante altre versioni dell’intermittent fasting: c’è chi digiuna un giorno a settimana, come molti startuppari a San Francisco, chi certi periodi del mese e così via. Personalmente “rinunciare” alla colazione mi sembra la cosa più semplice e naturale (anche questo belloccio palestrato sembra essere d’accordo)

(Per altri avvincenti articoli che svelano i pericoli nascosti di cappuccini e cornetti vari, seguiteci su Facebook o Twitter)

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