Cos’è la Dark Polo Gang? Analisi del peggiore fenomeno “musicale” di sempre

Da sempre le generazioni più attempate sono incapaci di capire i gusti musicali di quelle più giovani e sono solite commentare, con tono saccente e faccia disgustata, che quella che esce fuori ad alto volume dalle camerette dei loro figli brufolosi “non è musica”. Ora però noi attempati abbiamo finalmente ragione: la Dark Polo Gang, gruppo “rap” romano popolarissimo tra i giovanissimi, non produce niente che può neanche vagamente rientrare nei criteri universali della definizione di musica e fa, come si dice in gergo, letteralmente cagare.

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“Prendo sempre tre gusti fumo un cono gelato
Ho, ho tre collane al collo sembro un cono gelato
La tua ragazza si scioglie come un cono gelato
Mi tuffo verso i soldi come un doppio carpiato” (Cono Gelato – DPG)

Chi sono questi subumani della Dark Polo Gang? Sono quattro figli di papà –  tra cui il figlio del famoso regista Francesco Bruni – che con una bella spinta di marketing stanno avendo un enorme successo con un rap disgustoso a chi non ha più le sinapsi occluse da esplosioni di ormoni adolescenziali. Non sarò infatti un esperto in materia ma basta sentire una canzone a caso (provate con Cono Gelato se ne avete il coraggio) per capire che delle 3 regole basilari del rap c’è ben poco: non chiudono una rima, non vanno a tempo, e non c’è un messaggio comprensibile (che non sia “pippiamo e vogliamo i soldi”).

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Tony della DPG esce a comprare il pane

Perché sono così popolari allora? Quelli di FanPage hanno provato a chiederlo ai loro fan cerebrolesi, che però sembrano essere solo in grado di sbiasciare spiegazioni del tipo “t’entrano dentr’a capa”, o peggio ancora rigurgitano lo slang della gang fatto di incomprensibili “BUFU” o “triplo sette su ogni cosa”*. Non ci sono spiegazioni razionali quindi, la Dark Polo Gang è semplicemente un insieme di memes – nel senso originale e dawkinsiano del termine descritto in questo post – di grande successo, capace cioè di replicarsi nelle menti debilitate di teenagers dallo smartphone incollato agli arti.

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Flip flop, pull uppo la tua tipa (Skrt, skrt)
Yah, tip tap quando chiudo una rima
Faccio skrt, skrt, skrt, quando c’è la polizia (Skrt)
Corro da Gucci dopo che ho mescolato in cucina 
E faccio bling, bling, bling, quando sto con la gang 
Vado su Playboy bitch mentre parli di me 
Sto su quel chilo, chilo, chilo baby, muovi quel culo
La tua tipa sopra di me, mi chiama Papi Chulo (Tic Tac -DPG)

Spero proprio di non sbagliarmi e di non commettere lo stesso errore di chi non capiva il Jazz, il Rock’n’roll o lo stesso Rap, e che la gang sia solo una moda passeggera, uno scherzo poco simpatico dell’evoluzione musicale. La prospettiva di essere un futuro pensionato INPS non è delle più allettanti, ma pensare di vivere in un mondo in cui i nostri figli diranno ai nostri nipotini di non fare i BUFU e ascoltare della vera musica, quella della Dark Polo Gang, è seriamente preoccupante.

*BUFU viene usato dai questi pseudorapper e dai loro fan per insultare gli “hater”(gente sana a cui non piace la DPG). Apparentemente significa “by us fuck you”, locuzione che in inglese non ha praticamente senso. Il 777 è il loro logo, purtroppo facilmente replicabile e copiabile nei vari social, e che i fan “darkettini” vorrebbero su “ogni cosa”.

(Non fate i BUFU e seguite Lingua Franca  su Facebook e Twitter. BUFU!)

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