Gli shock culturali dell’italiano all’estero

C’è ancora grossa crisi nella penisola italica e sono sempre molti i nostri connazionali che devono varcare le alpi, dire addio a lu sule e lu mare, e stanziarsi in fredde lande straniere. Qualcuno si informa e arriva con minimo di preparazione, ma la stragrande maggioranza non ha la minima idea di come sopravviverà una volta finite le scorte di Pandistelle e pasta Barilla infilata nel bagaglio a mano e nei tasconi del cappotto. Avendo vissuto all’estero per molti anni, a diretto contatto con emigrati italiani di lingue e provenienze varie, volevo provare a riassumere i principali shock culturali da me osservati ed elencare le principali soluzioni che ho visto adottare:

Altri Italiani

L’emigrante italiano scopre subito una triste realtà: già sull’aereo si rende conto che non sarà l’unico italiano presente nel paese che lo ospiterà. Una volta atterrato, aspetta quindi all’aeroporto l’arrivo del volo successivo, così da poter iniziare anche lui a lamentarsi dei nuovi arrivati. Il sistema sembra infatti seguire un rigido criterio di seniority, per la quale ci si può lamentare solo di chi è arrivato dopo. I nuovi arrivati hanno la grave colpa di essere meno puri, più accentati e caciaroni. Più italiani insomma.

Soluzione:

Uscire con altri italiani, rigorosamente appartenenti alla propria ondata migratoria o quella precedente, e lamentarsi dei nuovi arrivati commentando e denigrando ogni loro caratteristica troppo italica.

Bidet

come-si-usa-bidet-2

Tutti gli italiani ricordano il trauma infantile, al primo viaggio all’estero, nello scoprire che, nonostante il progresso tecnologico, il bidet è rimasto una nostra peculiarità nazionale. Emigrando riviviamo il trauma, questa volta con la consapevolezza che l’addio all’accogliente sanitario non sarà temporaneo. Inizialmente si contempla la possibilità di continuare la propria vita con il culo sporco come gli autoctoni, anche nella speranza di fare più facilmente amicizia con i locals livellando le differenze olfattive. Dopo aver riscontrato la nascita di nuove tipologie di tarzanelli sconosciute alla comunità scientifica, l’italiano all’estero sfrutta tutto il suo genio per tornare a standard igienici degni di tale nome.

Soluzioni:

Si inizia solitamente ad unire la doccia ad ogni cagata, ma con il tempo si scoprono nuovi approcci contorsionistici per utilizzare a mo’ di bidet ogni fonte di acqua disponibile.

Il caffé

la-fattoria-nel-bosco

Le cose negli ultimi tempi sono andate migliorando per l’italiano all’estero, con una crescente italianizzazione di molti cafés, dove ormai è diventato normale e chic servire anche “l’espresso”. Al suo arrivo l’emigrato italiano vuole però testare la lingua, studiata per tanti anni a scuola, ed è solito esordire spavaldo con un “uan coffee plis”, facendosi così servire una brodaglia annacquata dal vago sapore di caffè.

Soluzione:

Evitare pantomime per cercare di comunicare il concetto astratto di “ristretto”: i baristi improvvisati capiranno solo che voi volete meno della loro brodaglia di caffè. Prendere invece il caffè dove servono “espresso” e chiederlo il più ristretto possibile, nella speranza di avere qualcosa di vagamente riconducibile ad un caffè lungo nostrano.

 

Cibo

jacket-with-many-pockets

Varcate le alpi, frutta e verdura smettono di avere il sapore che solo o’sole e o’mare nostrum sanno conferire. Di conseguenza qualunque tipo di cibo che non sia immerso in strutto o burro fuso risulta inevitabilmente insapore e immangiabile.

Soluzione:

Si consiglia di sfidare Ryanair con tecniche da trafficante studiate su youtube, adottare la consolidata tradizione terrona dei pacchi, intasare i vari gruppi facebook locali con la funesta domanda sulla miglior pizza del posto, e infine adottare la dieta locale con conseguente lamentele su FB e silhouette da lanciatore del peso

Povertà storico-culturale

Colosseo.jpg

L’italiano all’estero manifesta subito i sintomi della cosidetta “Sindrome der Colosseo” (già descritta in precedenza nella mia analisi dell’Homus Romanaro). Constatando l’assenza di monumenti degni di tale nome e di un patrimonio artistico da paesello abbruzzese, l’italiano sbuffa e sghignazza disgustato. Di fronte ad uno pseudo monumento del barbaro paese ospitante, l’italiano all’estero è quindi solito estendere il braccio destro verso l’opera e, con palmo rivolto verso l’alto, esclama: “ma noi c’avemo er Colosseo!” (adattare monumento e parlata a seconda della regione di provenienza).

Soluzione:

Non vi è cura conosciuta. L’italiano all’estero, ancor più che in patria, non entra nei in musei ed evita il più possibile di farsi contaminare dalla barbara cultura locale.

 

Donne Ignude

geordie-girls

Avventurandosi per le strade della città estera per la sua prima uscita serale di fine settimana, il nostro povero emigrato rimane presto turbato dalla vista di gruppi di rumorose donne locali che, anche se particolarmente corpose e opulente, girano spavalde vestite con quelli che sembrano abiti presi dalla collezione Moldava-Statale-106. Si trova quindi costretto a passare il resto della serata a commentarne il vestiario, oltre a cercare una spiegazione scientifica sulla loro capacità di sopravvivenza alle avverse temperature locali.

Soluzione:

L’emigrato sa di dover continuare la tradizione lirica e dilettare i connazionali rimasti in patria con racconti, di natura fantasiosa, delle tante avventure sessuali avute all’estero. Si consiglia quindi di prendere appunti sulle osservazioni fatte, in modo da rendere i racconti più avvincenti e verosimili.

Freddo

photo1-authentique-doudoune-moncler-branson-hiver-09-10-1-6x6x6xew322990

Non erano solo storielle inventate dalla Mamma per convincerti a non partire, e la funzione termoregolatrice de lu mare mediterraneo studiata alle elementari esiste per davvero: all’estero fa veramente tanto freddo. Ma è proprio grazie al freddo e la pioggia che l’economia del paese che ospitante non è in coma decennale come quella nostrana, visto che gli economisti concordano ormai sull’esistenza di una correlazione inversa tra clima accogliente e sviluppo economico. L’economia del paese che ospita l’emigrante italiano è sana e funzionante proprio perché la gente non ha altro da fare che trovare rifugio in ufficio e lavorare, al sicuro da distrazioni di aperitivi in piazza, racchettoni e castelli di sabbia.  

Soluzione:

Piumini sbrilluccicanti e/o specchiati sembrano aiutare il lento adattamento al clima locale, o perlomeno facilitano l’individuazione di altri connazionali con cui eventualmente raggrupparsi per ridurre la dispersione di calore.

 

Ma chi ce lo fa fa’?

Emigrare dà quindi la possibilità di sfuggire a povertà e disoccupazione ma presenta inevitabilmente un conto assai salato, fatto di diete insipide e malsane, pratiche igieniche discutibili e climi ostili al genere umano. Siete sicuri ne valga la pena?

 

3 thoughts on “Gli shock culturali dell’italiano all’estero

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s