Perché dovremmo rifiutarci di parlare di immigrazione

Non bisogna essere dei bolscevichi per ritenere che il tema dell’immigrazione venga usato come specchietto per le allodole dalle élite. Ci pensa infatti l’Economist -non proprio il Manifesto quindi – a ricordarci che “l’1%” deve costantemente trovare il modo per distrarci dall’elefante nella stanza: la crescente disuguaglianza economica e concentrazione di risorse nelle mani di pochi.

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dal World Economic Forum

Come evitare che la gente inizi a chiedere delle ovvie politiche fiscali redistributive e che politici in cerca di facili consensi le attuino? Semplice, basta spostare l’attenzione su temi secondari, come immigrazione e sicurezza, utilizzando il proprio crescente potere economico per influenzare il dibattito politico.

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Un mio grafico di qualche mese fa. (Fonti qui)

Il finale dell’Economist non è proprio positivo: storicamente solo guerre e rivoluzioni hanno rotto questo circolo vizioso per la quale l’1% concentra la propria ricchezza, aumentando le risorse disponibili per influenzare lo stesso potere democratico che dovrebbe attuare politiche redistributive. Se non vogliamo scomodarci troppo dalle nostre tastiere o consultare tutorials su Youtube sulla costruzione di barricate, il minimo che possiamo fare è evitare di dare spago a Salvini e compagnia bella nello pseudo dibattito, orchestrato ad arte, tra “razzisti” e “buonisti”.

4 thoughts on “Perché dovremmo rifiutarci di parlare di immigrazione

  1. Ancora con questa baggianata del 1%! scommetto che l’ Economist ha usato i soliti dati forniti da Oxfam, loro misurano la “ricchezza netta”, ovvero attivi meno debiti.
    Ciò vuol dire che tra i più poveri del mondo ci sono tutti quelli che hanno più debiti, ma avere debiti non significa di per sé essere poveri. inserisce in fondo alla classifica persone molto ricche e indebitate: così i più poveri del mondo non saranno gli abitanti delle favelas o di qualche baraccopoli africana, ma squali della finanza come Bernie Madoff o Jérôme Kerviel che hanno fatto truffe per miliardi di dollari. In questo modo risulta più ricco un bambino dell’Africa subsahariana che non ha debiti e non ha nulla da mangiare di ricchi imprenditori che hanno fatto investimenti indebitandosi o di studenti che hanno chiesto prestiti per frequentare le università più prestigiose del mondo.
    I risultati sono paradossali. Secondo le statistiche di Oxfam, nel 10 per cento più povero della popolazione mondiale non ci sono cinesi (perché non hanno debiti), ci sono più nordamericani che sudamericani, tanti europei quanti asiatici e addirittura più europei e nordamericani che africani. Se si guardano nel dettaglio i dati di Credit Suisse utilizzati dalla ong, risulta che il 10 per cento più povero ha addirittura una ricchezza negativa, si scopre che basta avere mille dollari per essere nel 50 per cento più ricco e 10 mila dollari di patrimonio, ovvero un’auto usata, per essere nel top 20 per cento dei più ricchi del mondo!

    il vero problema non e 1% ma l’ esportare giovani laureati ed importare afroislamici semianalfabeti.

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    1. puoi criticare lo studio dell Oxfam nello specifico ma che stia aumentando la diseguaglianza economica è un fatto difficile da negare
      Redistribuire dall’1% al restante 99% attirerebbe facili consensi, perché non se ne parla?
      (i giovani laureati emigrano perché non hanno opportunità; con tassazioni all’1% sai quanti bei progetti di sviluppo si potrebbero finanziare?)

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